Palazzo Pepoli apre le porte ai saperi De.Co. di Bologna
Campane, merletti, ocarine, burattini e liuteria: nella Giornata Nazionale del Folklore le arti tradizionali si sono fatte vedere da vicino e provare con le mani.
Domenica 25 ottobre Palazzo Pepoli, Museo della Storia di Bologna, si è trasformato per un giorno in una grande bottega delle tradizioni. Dalle 10 alle 19, in occasione della Giornata Nazionale del Folklore e delle Tradizioni Popolari, il pubblico ha incontrato i protagonisti dei saperi riconosciuti con la Denominazione Comunale di Bologna, tra dimostrazioni, incontri ed esibizioni.
Un patrimonio che comprende non soltanto prodotti, ma anche tecniche artigianali, espressioni artistiche e tradizioni tramandate nel tempo. Tra la Corte coperta, la Casa dei Burattini Bolognesi e la Sala della Cultura si è snodato un percorso fatto di campane, merletti ad ago Aemilia Ars, ocarine di Budrio e liuteria, con i liutai Ezia Di Labio e Alessandro Urso e il violinista Domenico Scicchitano. Per tutta la giornata hanno lavorato gli scalpellini dell’Associazione Fulvio Ciancabilla, mentre l’Accademia del Tarocchino bolognese ha fatto scoprire lo storico gioco di carte della città. Accanto ai mestieri, spazio al canto popolare del Coro Stelutis, al teatro dialettale e ai burattini de I Burattini di Riccardo.
Il pubblico non si è limitato a guardare: ha potuto provare alcune delle tecniche presentate. Dalle 15 alle 17 anche il percorso museale si è animato, con compagnie teatrali, liutai, merlettaie e rappresentanti dell’ocarina pronti a raccontare il proprio mestiere.
«Un’opportunità imperdibile per conoscere ed entrare nello spirito di Bologna attraverso le sue arti storiche e identitarie», ha sottolineato Marco Piazza, delegato alla Cultura popolare. «Abbiamo voluto dare la possibilità anche di provare ogni sapere, perché queste arti, oltre che conosciute, vanno vissute.»
L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra Fondazione Bologna Welcome e Comune di Bologna, ha dato risalto al lavoro di associazioni, artigiani e compagnie che custodiscono questi saperi. Un sapere resta vivo finché c’è qualcuno che lo pratica e lo trasmette.
De.Co. 𝑈𝑛’𝑖𝑑𝑒𝑎 𝑑𝑖 𝐿𝑢𝑖𝑔𝑖 𝑉𝑒𝑟𝑜𝑛𝑒𝑙𝑙𝑖
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